12 anni, questa è la vita media delle imprese italiane

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Quando si parla di vita media viene quasi naturale riferirsi solitamente ad animali e persone, ma anche le imprese non sono immuni da questo tipo di classificazione. La vita media delle imprese italiane è infatti di 12 anni e a garantire la fetta più importante dell’occupazione sono quelle meno giovani. Memento mori.

Questo scenario viene fuori dall’ultimo rapporto elaborato da Unioncamere sulla base dei dati del Registro delle imprese e che è stato presentato il 18 aprile scorso durante l’Assemblea dei Presidenti delle Camere di commercio italiane presso l’Hotel Parco dei Principi di Roma alla presenza del presidente di Unioncamere, Carlo Sangalli, e del ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro, Luigi Di Maio.

Ma la vita media delle imprese italiane non è equamente distribuita lungo tutto lo stivale, in certe regioni si muore prima mentre in altre si hanno invece aspettative di vita più lunghe. Nelle Marche le aziende possono arrivare anche alla veneranda età del liceo, le consorelle laziali si fermano, ahimè, invece, alla prima media.

Se la vita media delle imprese italiane è di 12 anni tra di loro sono le meno giovani quelle in grado di sopravvivere più a lungo e allo stesso tempo garantire la fetta più ampia e significativa dell’occupazione.

Se analizziamo questo scenario con la lente dei settori produttivi quello che spicca per longevità è l’agricoltura, che batte tutti gli altri con una vita media che sfiora i 16 anni. Al lavoro agricolo segue in coda quello industriale (15,7 anni). Più breve invece è l’aspettativa di vita delle aziende di costruzioni (12,5 anni) e, soprattutto, di quelle dei servizi (11,8), al cui interno “pesa” la minor durata media delle attività turistiche (9,2 anni). Il settore turistico risulta essere quello con il turnover più alto di imprese, mors tua vita mea.

Alla fine dello scorso anno circa 6 imprese su 10, di quelle sopravvissute, risultavano costituite prima dell’anno 2009. Questo universo di aziende più longeve concentra il 70,2% degli addetti del settore privato. Poco più del 18% delle imprese oggi esistenti è nato invece tra il 2009 e il 2013 e raccoglie il 14,3% degli addetti. Solo un’impresa su quattro infine è stata costituita negli ultimi 5 anni, con una quota di addetti pari al 15,4%.

 

Dati Unioncamere

 

Se spostiamo l’attenzione sulle diverse aree geografiche del paese ci accorgiamo che la vita delle imprese è di solito più lunga nel Nord Est (13,3 anni). Segue il Nord Ovest (12,4 anni), il Centro (12,1 anni) e il Mezzogiorno (11,7 anni). Sempre secondo la ricerca di Unioncamere la resilienza maggiore ce l’hanno le aziende marchigiane, queste vivono in media 15 anni, seguite da quelle del Trentino Alto Adige con 14,6 anni e del Friuli Venezia Giulia con 13,9 anni. Nel Lazio e in Campania la vita media è, invece, di 11,1 anni, in Calabria di 11,4.

Secondo il Presidente di Unioncamere Carlo Sangalli: “Vanno sostenuti gli investimenti, vanno rimossi i tanti ostacoli che frenano lo sviluppo e a volte impediscono persino la sopravvivenza di un’impresa. Penso, ad esempio, all’eccesso di burocrazia e a un sistema di regole spesso inadeguato, alla farraginosità del mercato del lavoro, alla carenza di infrastrutture, materiali e immateriali”. Su tutti questi temi, prosegue Sangalli, “le Camere di commercio possono fare molto. Sono le amministrazioni delle imprese e per le imprese, quelle che possono far muovere davvero gli ingranaggi sui temi della digitalizzazione, dell’orientamento al lavoro, del turismo e molto altro ancora. Perché conosciamo a fondo le imprese e le esigenze degli imprenditori e abbiamo le competenze per supportarli”.

Oggi viviamo in un mondo sempre più connesso e per le aziende si aprono sia interessanti prospettive di crescita che altrettanti rischi dovuti alla competitività da parte di altre aziende distribuite nel resto del mondo, dalla Cina agli Stati Uniti. In questo scenario, per emergere, sopravvivere ed essere competitivi è importante innovare, investire nelle nuove tecnologie (big data e industria 4.0 ad esempio), trasformazione digitale, ma anche essere in grado di portare il proprio prodotto di qualità nel mondo, farne conoscere le sue peculiarità, saperlo raccontare al meglio. Queste sembrano essere le nuove sfide della sopravvivenza che le imprese italiane dovranno affrontare nel tempo presente e nel prossimo futuro.

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