Auto elettriche, il problema sono le batterie al litio da riciclare

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Il futuro della mobilità, e più nello specifico quello delle autovetture, è elettrico. Mezzi di locomozione per uso privato e pubblico alimentati a batterie sostituiranno progressivamente i più inquinanti motori, ormai in uso da più di un secolo, a diesel e benzina. Questo succedersi di tecnologie dovrebbe alleggerire il carico di gas serra che immettiamo nell’atmosfera quotidianamente per spostare beni e merci. Le auto elettriche “inquinano” meno, ma cosa faremo con le tutte le batterie, soprattutto al litio, delle auto elettriche una volta che queste giungono al termine del loro ciclo di vita?

Questa è la grande domanda a cui ad oggi sembra non esserci una sola risposta. “Work in progress” come si ama dire in ambito anglosassone ma, fuor di metafora, il tempo stringe e le batterie aumentano. Nel corso del 2016 è stata superata quota 2 milioni di auto elettriche che circolano nelle strade di tutto il mondo. Secondo le analisi quantitative dell’International Energy Agency entro il 2030 il numero di autoveicoli elettrici in circolazione potrebbe raggiungere la quota record di ben 140 milioni di unità. In termini economici, e secondo una stima di Transparency Market Research, il mercato globale delle batterie agli ioni di litio valeva 30 miliardi di dollari nel 2015. Ma arriverà a “pesare” per più di 75 miliardi di dollari nel 2024.  

 

 

Allo stesso tempo in Europa i governi francese e inglese stanno pianificando di rendere fuori legge la circolazione di autovetture a diesel e benzina entro il 2040. E case automobilistiche come Volvo hanno in programma di vendere solamente vetture elettriche o ibride a partire già dal 2019. In uno scenario produttivo come questo è facile presagire che a breve avremo un surplus di batterie che dovranno essere riciclate o smaltite.

Secondo la Commissione Europea, e riferendosi a materiali come il lito: “La crescita di veicoli ‘Green’ riduce l’uso di combustibili fossili ma aumenta la richiesta di elettricità e di alcune materie prime, qualcuna delle quali sono soggette a restrizioni nei rifornimenti e si trovano solamente in determinate aree geografiche.” L’estrazione di materiali utilizzati per la fabbricazione degli accumulatori di energia, come il litio e il cobalto, porta con sé gravi conseguenze per l’ambiente, in primis l’inquinamento delle risorse idriche.

Le normative europee identificano come responsabili dei processi di smaltimento e riciclo delle batterie usate gli stessi produttori. In sostanza chi produce, e mette sul mercato, le batterie si deve prendere in carico anche il loro smaltimento. Ma esistono aziende che stanno da poco sviluppando impianti appositi per il riciclo di questi materiali contenuti nelle batterie. Umicore ha realizzato un impianto di smaltimento nei pressi di Anversa con un investimento di circa 25 milioni di euro per riciclare le batterie agli ioni di litio. A livello europeo esistono altre aziende che, come Umicore, si occupano di riciclare le batterie agli ioni di litio, ma hanno capacità ridotte.

Ad esempio SNAM, azienda francese che si occupa del riciclo di questo tipo di batterie ha una capacità di 300 tonnellate all’anno. Ma con le attuali tecnologie è in grado di riciclare materiali come: rame, cobalto, alluminio e acciaio – anch’essi contenuti all’interno della batterie agli ioni di litio – ma non il litio.

Stando alle dichiarazioni – previsioni – della banca di investimenti Morgan Stanley ci vorrà almeno un’altra decade prima di giungere ad applicare una tecnologia sufficientemente efficace e in grado di riciclare un materiale come il litio. Dalla Morgan Stanley ci tengono anche a far sapere che quando la tecnologia sarà pienamente disponibile dovrà essere valutato il vantaggio economico – ci auguriamo che il metodo di valutazione si possa concentrare anche sull’aspetto ambientale – nel riciclare il litio.

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