Big Data e Industria, quale futuro

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Il settore industriale è sempre più smart. Molte aziende stanno ripensando i propri processi produttivi grazie all’utilizzo di sensori e tecnologie wireless che gli permettono di acquisire enormi quantità di dati, o Big Data. Ciò può avvenire in ogni fase dello sviluppo – e della realizzazione – di uno specifico prodotto: dalla linea produttiva al parere del consumatore. Si possono acquisire informazioni sulle proprietà dei materiali, sulle loro performance, consumi energetici e di carburante, la logistica e molte altre aree industriali e aziendali. Tutti questi dati, se bene analizzati, hanno un valore inestimabile per l’impresa.

La prospettiva è che nel giro di pochi anni molte delle PMI italiane possano trarre vantaggi produttivi e competitivi dall’utilizzo dei Big Data. Essere in grado di “estrarre” dai propri processi produttivi le informazioni che i macchinari si scambiano ci aiuterà ed implementare questi processi. Ridurre gli sprechi e ottimizzare le risorse. Ma anche ripensare e ridefinire le funzionalità di particolari linee produttive. Lo stesso potrà accadere per quelle attività non prettamente produttive, come la logistica; attraverso l’adozione di sistemi smart per la gestione delle merci nelle proprie aree di stoccaggio, sia per quelle in entrata che per quelle in uscita.

Ma perché l’utilizzo dei Big Data da parte delle imprese spicchi il volo – e non sia un volo pindarico – sono necessarie alcune evoluzioni, sia sul fronte della ricerca che su quello dell’adozione di nuove procedure. Partiamo dal primo ostacolo: le imprese sono esitanti quando si tratta di investire su tecnologie “sperimentali”  e adottare nuovi business model. Non solo in Italia.

Inoltre per riuscire a fare dei progressi significativi serve una stretta collaborazione, e comunicazione, tra il settore della ricerca e quello dell’Industria. Il secondo ostacolo viaggia su due binari paralleli, che potrebbero divenire invece due grandi opportunità. Il primo è il bisogno dell’implementazione di piattaforme online dove le aziende possano pubblicare i loro problemi – e quindi i loro dati – e gli esperti possano così risolverli. Il modello di riferimento in questo caso è quello, di successo, dell’open source. Vedi Linux, e tanti altri. Il secondo sono tutta una serie di piattaforme fisiche di confronto, e laboratori dove la ricerca sia effettivamente in contatto con l’Industria. Da qui si riparte con lo sviluppo di linee produttive smart e innovative.

I Fab Lab possono essere presi come esempio di spazi dove l’innovazione viaggia libera da impedimenti, se non di natura fisica e materiale. Per il resto la libertà di azione è massima. Dietro a queste fucine digitali si cela un pò il pensiero filosofico che sta alla base della nascita – e dell’incredibile diffusione – di Arduino. Un altro aspetto fondamentale affinché i Big Data divengano il prossimo big trend ci sarà bisogno dell’adozione più ampia delle tecnologie cloud. Queste permettono lo storage di dati nella “nuvola”, accessibili ovunque e da chiunque. Incentivando il traffico di dati, informazioni e lo scambio di conoscenza.
In sostanza il prossimo big bang dell’industria sembra essere quello dei Big Data. dove le informazioni e i dati non vivranno più solamente in database abbandonati e che non vedono mai la luce del giorno. Ma che invece usciranno fuori e, una volta analizzati, e semplificati, sapranno dare la risposte alle tante domande dell’impresa.

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