Che cos’è l’Internet of Things per l’industria?

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L’ioT, o Internet of Things, oppure italianizzato in internet delle cose, è destinato a divenire una realtà domestica con cui avremo a che fare ogni giorno. Elettrodomestici che saranno in grado, attraverso l’utilizzo di appositi sensori e specifiche App, di raccogliere ed adoperare grandi quantità di dati. Questo principio è però riproducibile anche all’interno del settore industriale. Si chiama Industrial Internet of Things, e lo si abbrevia in IIoT.

Tra i principali vantaggi alla base dell’Internet of Things ci sono: aumento dell’efficienza, energetica ma non solo, incremento della sicurezza e una migliore experience in molte delle nostre attività quotidiane. Un frigo in grado di suggerirci ricette particolari basandosi sui cibi che si trovano al suo interno può facilitarci la vita. Specialmente se propone delle ricette tenendo in considerazione i nostri gusti, li può reperire dai nostri profili social o dall’analisi dei dati “storici” nel suo database – cosa abbiamo cucinato il mese scorso o l’anno scorso?

A livello industriale il processo è del tutto simile, anche se ci sono delle piccole, grandi differenze. Innanzitutto le dimensioni. Secondo Chunka Mui, stimato e conosciuto autore di diversi libri che parlano di innovazione, ma anche advisor e speaker, “Un aumento dell’1% della produttività industriale potrebbe portare ad una crescita del PIL mondiale che va dai 10 ai 15 trilioni di dollari nei prossimi 15 anni.” (Forbes)

L’internet delle cose per l’industria agisce soprattutto su due ambiti: l’efficienza dei sistemi produttivi e la sicurezza. In questi ultimi anni c’è stata una crescita esponenziale nell’utilizzo di strumenti per l’analisi dei big data e di sistemi sempre più evoluti di machine learning. Oltre numerose innovazioni per quanto riguarda l’hardware a disposizione e la connettività. La concomitanza di tutti questi fattori ha fatto sì che si creassero le condizioni ideali per generare grandi opportunità per il settore industriale.

Proviamo a dare forma a questa innovazione. Hardware sempre più potenti ed economici – sensori che si applicano alle macchine produttrici – permettono di raccogliere sempre più dati. Questi dati, grazie ad un aumento della connettività possono essere facilmente spediti negli archivi che si trovano in cloud. Qui si trasformano in big data e vengono analizzati per rendere la produzione più efficiente, e sicura.

Grazie all’analisi di questi dati è possibile aumentare la produttività, e ridurre gli sprechi e quindi i costi. Incrementare la sicurezza dei lavoratori. Si tratta di un approccio smart applicabile a tutti i comparti dell’industria, dalle linee produttive al magazzino.

Oltre ai vantaggi che abbiamo visto visto sino a qui, ci sono delle barriere per la diffusione, e l’adozione, dell’IIoT. Avere tutti i dati in cloud, online e disponibili, può renderli facili bersagli di attività di cyber attacco. I dati in rete non sono mai sono mai sicuri al 100 percento, wannacry, l’ultimo virus, in ordine di tempo, rilasciato a livello globale, ha confermato la vulnerabilità dei dati online. Inoltre, perché questi sistemi siano in grado di acquisire, archiviare ed utilizzare i dati si devono avere elevati standard di integrazione tra i sensori, la connettività e i programmi che li utilizzano. Servono protocolli di comunicazione funzionali e affidabili, e ciò può rappresentare una barriera all’accesso dell’IIoT.

Le grandi aziende che hanno avviato processi di adozione dell’Industrial Internet of Things ne stanno traendo grandi benefici, tra loro ci sono ThyssenKrupp e Caterpillar ad esempio. Sono gli early adopter; per motivi di dimensioni, al momento servono investimenti, oltre alla visione dei vantaggi possibili. Ma è solo questione di tempo perché l’IIoT si democratizzi, e divenga accessibile a tutti, grandi e piccoli.

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