Entro il 2030 l’Europa sarà senza plastica

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La plastica è un grande problema, lo si capisce dalle immagini che arrivano ogni dagli oceani dove sono mostrate vere e proprie isole composte di rifiuti plastici, o i tanti contributi fotografici e video in cui vengono mostrati animali marini morti a causa del materiale plastico inghiottito per errore. Ma entro il 2030, almeno in Europa, le cose sembrano destinate a cambiare: la Commissione Europea ha messo in piedi la prima strategia paneuropea sulla plastica.

Quello che l’Europa ha cercato di delineare, come soluzione per la riduzione della quantità di plastica, è un piano in cui si prevede che tutti gli imballaggi e le confezioni in plastica (packaging) sul mercato Ue “saranno riciclabili entro il 2030”. Ciò si tradurrà in una drastica riduzione del consumo, e di conseguenza anche della produzione, di plastica monouso. Inoltre, come spiega la Commissione Europea, anche l’uso intenzionale delle microplastiche verrà limitato.

La decisione di ridurre il consumo e la produzione di plastica non riciclabile annunciata dall’Unione Europea arriva poco dopo l’annuncio del governo cinese di diminuire le proprie importazioni di materiale da riciclare (qui vanno incluse anche tutti i materiali plastici provenienti dai circuiti del riciclo). In questo nuovo scenario, il piano varato dalla Commissione ha l’obiettivo di modificare il mindset dei cittadini europei nei confronti dell’utilizzo e del consumo di oggetti di uso quotidiano fabbricati con la plastica. Tra questi ci sono, a titolo esplicativo: i sacchetti di plastica, le cannucce, i bicchieri e i piatti in plastica monouso, e tutta una serie di altri prodotti che vengono adoperati quotidianamente.

Secondo la Commissione Europea questa nuova policy sulla produzione ed il consumo della plastica servirà a proteggere il pianeta dall’inquinamento e funzionerà, allo stesso tempo, da stimolo per la crescita e l’innovazione. Infatti i fondi che l’Europa stanzierà e gli investimenti che porrà in essere per incentivare progetti di ricerca con l’obiettivo di modernizzare il settore industriale della produzione della plastica sono stati calcolati in circa 350 milioni di euro. Un’opportunità quindi, almeno per tutte quelle imprese che hanno come core business la ricerca e l’innovazione nella produzione di materiali plastici biodegradabili o che possono comunque sostituire la plastica.

A seguito della presentazione di questa prima strategia europea volta a ridurre la produzione e il consumo di plastica, il primo Vice Presidente della Commissione Europea e responsabile per lo sviluppo sostenibile ha dichiarato che “Se non cambiamo la maniera in cui produciamo e utilizziamo la plastica, ci sarà più plastica che pesci negli oceani entro il 2050. Dobbiamo riuscire ad impedire che la plastica finisca nella nostra acqua, nel nostro cibo e persino all’interno dei nostri corpi. L’unica soluzione a lungo termine è la riduzione dei rifiuti plastici, che si ottiene attraverso il riciclo e il riutilizzo.”

Se analizziamo le quantità di plastica che circolano in Europa ci rendiamo conto che nel nostro continente si “consuma” molta plastica. All’interno dell’Unione Europea si generano circa 25 tonnellate di rifiuti di plastica ogni anno e di questa solo una minima parte, circa il 30%, viene riciclata. questo significa che la maggior parte della plastica utilizzata si trasforma in rifiuti non riciclabili. Su questo aspetto, sempre Timmermans, è stato molto chiaro “Servono meno di 5 secondi per produrre un elemento di plastica, lo utilizziamo in media per circa 5 minuti, e ci vogliono 500 anni per il suo smaltimento.”

 

La “strategia sulla plastica” pianificata dalla EU ha quindi l’obiettivo di trasformare, in maniera radicale, il modo in cui molti prodotti vengono progettati, prodotti e utilizzati all’interno dell’Unione Europea. Molti degli oggetti in plastica prodotti ed immessi oggi sul mercato non riescono ad entrare, in maniera virtuosa, nei processi dell’economia circolare e divengono rifiuti in grado di compromettere i livelli di salute dell’ambiente, e di conseguenza anche delle persone. Per ridurre al minimo questi rischi il piano prevede la creazione di un framework in grado di monitorare i processi grazie all’utilizzo di una serie di indicatori applicabili ad ogni fase del ciclo, essi serviranno a misurare progressi compiuti ai fini di una completa transizione verso un’economia circolare nei diversi paesi dell’Unione Europea.

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