Il futuro digitale delle imprese italiane tra big data ed IIOT

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I big data, l’industrial internet of things (IIOT) e la digitalizzazione rappresentano il futuro dell’impresa italiana, contribuiscono a dare forma ad uno scenario fatto di dati, reti e macchinari smart in grado di essere connessi e messi in comunicazione tra di loro. Secondo i dati Istat risulta che solo una minima parte delle imprese italiane, poco più del 7% del totale, abbia al momento in essere dei processi implementati di analisi dei big data presenti in azienda. Mentre da un’altra recente ricerca realizzata dal DEVO Lab di Sda Bocconi, la quale si è posta l’obiettivo di fotografa lo stato dell’aggiornamento digitale in uno dei settori più strategici dell’industria italiana, è emerso un dato sulla digitalizzazione delle imprese italiane: il 27% di loro – la ricerca ha preso a campione 1200 aziende italiane con un giro di affari superiore ai 50 milioni di euro all’anno – ha dichiarato di avere avviato e portato a termine una, o più, iniziative volte alla digitalizzazione di alcuni dei suoi processi. La digitalizzazione c’è.

L’opportunità, per le imprese, di investire nel digitale, nei big data e nell’IIOT ha preso, e sta prendendo, slancio anche grazie al Piano Industria 4.0 che, se non altro, sembra avere impiantato i semi della curiosità rivolta all’innovazione all’interno del sistema manifatturiero, e di quello industriale, presente nel nostro paese. All’inizio, queste nuove tecnologie, sono emerse nel settore dei media e dell’informazione, per sua natura ambiti molto più “immateriali” dell’industria e della manifattura. La loro comparsa ha segnato una forte accelerazione nei processi di digitalizzazione e innovazione portando ad una rivoluzione che ha aperto a nuove opportunità e lasciato morti sul campo. Basti, in questo senso, pensare alla grande trasformazione che hanno subito tutte le professioni legate all’editoria ed all’informazione, come quella del giornalista ad esempio.

 

 

Questa rivoluzione è arrivata, e sta arrivando, anche nei settori dell’industria e della manifattura. In Italia, rispetto ad altri paesi industriali avanzati, come la Germania, siamo ancora un po’ indietro ma le cose sembra che si stiano muovendo nella direzione giusta. Come abbiamo accennato prima, un forte impulso a questa digitalizzazione è arrivato, in Italia, grazie al Piano Industria 4.0 fortemente voluto dall’allora Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, avviato nel 2016 e rinnovato poi l’anno successivo, nel 2017.

Ma il Piano, da solo, non basta. Serve soprattutto un cambio di mentalità da parte delle aziende, e la capacità di vedere le opportunità che queste tecnologie possono portare all’interno dell’impresa. Basti pensare a due degli esempi più recenti di grandi aziende italiane che hanno deciso di fare investimenti, e svilupparsi in questa direzione. La prima è ENEL con l’introduzione dei contatori intelligenti – o smart meter – che permettono di monitorare i consumi e sapere in ogni momento quanta energia elettrica viene utilizzata tra elettrodomestici e apparecchi elettronici presenti nella casa dell’utente; con grossi vantaggi in termini di management dell’energia anche, e soprattutto, da parte dell’ente gestore. La seconda è Pirelli con i suoi pneumatici connessi: il loro compito principale è memorizzare, recuperare e trasmettere dati. Il progetto Digital Tyre di Pirelli è una piattaforma, integrata ai pneumatici, che grazie ad un sensore collegato a una app comunica con l’automobilista fornendogli preziose informazioni.

 

Fonte: Istat, report "cittadini, imprese, ict" 21 dic 2017
Fonte: Istat, report “cittadini, imprese, ict” 21 dic 2017

 

Infine, da un altro studio promosso e portato avanti da The Innovation Group a fine 2017 è emerso che, tra le priorità delle aziende intervistate – tra le quali vi erano anche imprese medio-grandi italiane – ci sono investimenti in tecnologie relative ai big data ed agli analytics. Sempre da questo studio emerge che “Per il 2018 il 46% delle aziende abbia affermato di avere in piano investimenti nell’ambito del software, mentre il 32% in tecnologia IoT e Machine-to-Machine (M2M) una percentuale quasi identica di imprese (27%) ha inoltre dichiarato di avere in piano investimenti in Internet ad alta velocità e in Cybersecurity. Infine, solo il 15% ha dichiarato di prevedere investimenti nell’ambito della robotica avanzata.”

Big data, industrial internet of things e digitalizzazione sono termini appena entrati nel glossario di molte imprese italiane, ma il loro destino è probabile che li porti a divenire i termini più comuni utilizzati all’interno delle conversazioni quotidiane delle imprese, nel giro di non molti anni.

 

 

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