Il futuro smart del lavoro

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Il lavoro sta cambiando veste, letteralmente. Se fino a pochi anni fa il posto di lavoro aveva caratteristiche più stabili, sia da un punto di vista della durata – e garanzie – contrattuali, che per quanto riguarda invece gli spazi adibiti a luogo di lavoro. Oggi tutto è più liquido, appoggiandoci ad uno dei concetti base del pensiero di Zygmunt Bauman, possiamo affermare che i confini tra luogo di lavoro prestabilito e il lavoro stesso si sono dissolti. Coworking, smart working e nomad working sono adesso i trend topic nel mondo del lavoro. Vediamo di cosa si tratta e dove ci porteranno.

Lo smart working si fonda, e nasce, sull’evoluzione delle tecnologie digitali in continua trasformazione. Tecnologie sempre più mobili che conferiscono una maggiore mobilità al posto di lavoro. La trasformazione tecnologica che sta alla base dello smart working di costruisce su tre condizioni fondamentali: la collaborazione da remoto, le tecnologie cloud e la potenza di calcolo degli hardware mobili (notebook, smartphone e tablet).

Collaborare da remoto non è più un’utopia, ma una realtà con cui ci confrontiamo quotidianamente. Ma per lavorare insieme insieme, a distanza, servono degli strumenti digitali che permettono di lavorare in maniera collaborativa.

Strumenti come Trello o Asana ci permettono ad esempio di organizzare i processi di lavoro, e fanno in modo che ogni lavoratore “connesso” sia in grado di partecipare attivamente ad ogni fase del processo lavorativo. Strumenti come Google Drive o Icloud consentono di produrre materiali – documenti, fogli di calcolo, presentazioni etc. – in cloud. Accessibili e modificabili ovunque in mobilità, basta avere una connessione e un device per accedere. Basta uno smartphone, in sostanza.

 

 

Lavorare in mobilità, di per sé, spesso però non basta. Perché se è vero che sempre più persone migrano dai vecchi uffici verso nuovi luoghi di lavoro, per assecondare questo bisogno sono nati, nel tempo, veri e propri inediti spazi di lavoro. Il coworking rappresenta una soluzione alla frammentarietà dei ambienti lavorativi. Fisicamente sono degli uffici condivisi dove le varie professionalità che vi confluiscono si trovano a lavorare in un ambiente innovativo e modulabile. Dove è facile fare networking e difficile sentirsi soli.

Perché uno dei problemi del lavoro in remoto, o telelavoro, poi mutato linguisticamente in smart working, è sempre stato il rischio della solitudine. A casa si è soli, e si crea inoltre l’assenza di separazione tra spazio privato e luogo di lavoro. Dove finisce la mia vita privata e inizia quella lavorativa e viceversa? I coworking sono una soluzione possibile.

Per essere dei veri smart worker all’interno di un coworking ci serve però una buona dose di tecnologia. Oggi sempre più accessibile a costi ridotti. Smartphone, tablet e notebook hanno adesso un hardware in grado di “impacchettare” il nostro ufficio in poco più di 2 Kg di peso e una borsa a tracolla come dimensione.

I numeri di questo fenomeno cominciano ad essere tutt’altro che trascurabili, e in crescita. Secondo il report dell’Osservatorio sullo Smart Working del 2016 in Italia il 23% dei lavoratori potrebbe essere uno smart worker. Ma il dato è significativo anche per quanto riguarda lo smart working all’interno delle imprese, se nel 2013 rappresentava il 3% della forza lavoro totale, nel 2016 è arrivato al 5%. Tradotto in unità sono 250.000 lavoratori con un’età media di 41 anni e così suddivisi: 68% uomini e 32% donne. Il futuro del lavoro è già iniziato.

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