La crescita dell’ecommerce e il futuro del retail

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“Amazon, e l’ecommerce in generale, stanno facendo chiudere tutti i negozi e i supermercati”. Questa è un’affermazione che si è molto diffusa negli ultimi anni, ma non corrisponde del tutto alla verità. Che la crescita dell’ecommerce abbia tolto “quote di mercato” ai negozi fisici è fuori da ogni dubbio, ma non sembra essere vero, almeno per ora, che l’abbia portati all’estinzione totale. Per sopravvivere, i negozi fisici, nell’era del “commercio elettronico” e del digitale, devono riuscire a ripensare se stessi e provare a innovare un settore che esiste da sempre: la bottega, il negozio, il supermercato.

Oltreoceano, in America, molti l’hanno battezzata “retail apocalypse” e, anche se il nome assomiglia al titolo di una serie TV – magari con protagonisti degli zombie che fanno razzie nei negozi del retail – questo termine indica invece il declino e la via verso l’estinzione dei centri commerciali.

Dati alla mano nel corso del 2017, secondo uno studio di Cushman & Wakefield (società operante nel settore degli immobili commerciali americani), sono stati 9.000 i negozi che hanno chiuso e le previsioni indicano per il 2018 una crescita della quota, il numero di negozi che “abbassano le saracinesche” sembra sia destinato a salire sfondando abbondantemente quota 10.000. A chiudere non sono solo i piccoli negozi “indipendenti” ma anche filiali di grandi catene come Macy’s e Sears. Oltre alla chiusura dei negozi e dei punti vendita delle grandi catene, sempre nel 2017, in America, circa 50 grandi catene commerciali sono fallite dichiarando bancarotta.

Se dall’america di Trump ci spostiamo in Italia vediamo che la situazione non è molto differente, soprattutto per quanto riguarda il trend di decrescita degli acquisti offline rispetto a quelli online. Secondo la ricerca svolta dall’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm del Politecnico di Milano risulta che in Italia, l’ecommerce, sia un settore in crescita ma la cui penetrazione nel retail si attesti su valori bassi e marginali, siamo intorno al 5,7%.

 

 

Una percentuale esigua se la paragoniamo con quella di paesi come Cina, Corea, Francia, Germania, Giappone, UK e USA dove la percentuale di penetrazione sul totale del retail gira intorno al 15%-20%, un numero sino a quattro volte superiore a quello evidenziato nel nostro paese.

Nonostante la bassa penetrazione dell’ecommerce in Italia, nel 2017, gli “acquisti online” fatti dagli italiani hanno raggiunto i 23,6 miliardi di euro – con un aumento, rispetto al 2016, del 17%. Questa spesa è composta da un 52% di acquisti di prodotti e il restante in servizi. Tra i prodotti è cresciuta l’informatica e l’elettronica e l’abbigliamento (entrambi i settori a + 28%), ma il vero protagonista è il comparto Food&Grocery (+43%), e arredamento e home living un po’ più in basso (+31%). Tra i servizi il primo settore per valore è invece il turismo con 9,2 miliardi di euro.

In Italia, soprattutto nelle periferie e nei centri minori, si continuano a vedere però sempre più negozi chiusi. Secondo Confcommercio e Confesercenti la causa del loro fallimento non andrebbe ascritta totalmente, e in via del tutto esclusiva al solo ecommerce. Si tratterebbe invece di una sfortunata serie di concause. Tra queste ci sarebbero sia il cambio di abitudini dei consumatori che la diminuzione della domanda interna.

Ma quali sono le possibili soluzioni, e opportunità, per coloro che sono sopravvissuti e vogliono riposizionarsi nel settore del retail prima che sia troppo tardi? La risposta è innovare e garantire il valore dell’esperienza di acquisto al consumatore per continuare a crescere.

Ma cosa significa? oggigiorno viviamo in una realtà in cui gli spazi di sovrapposizione tra esperienza digitale e negozio fisico sono sempre più utilizzati – crescono anche grazie alla crescita delle tecnologie che rendono possibili, e immersive, queste esperienze. Solo un esempio: Amazon e Alibaba, i due giganti dell’ecommerce, rispettivamente per l’occidente e l’oriente, hanno da poco acquistato Whole Food e Auchan Cina, decidendo quindi di investire – o fagocitare – l’esperienza di acquisto offline offerta dalle due catene di retail. Detto questo, i limiti dell’offline purtroppo ci sono, negozi e grande distribuzione non possono competere con le vendite online per la quantità di prodotti e linee disponibili nello spazio di vendita, ma possono invece superarli e vincere se sapranno innovare e garantire un’esperienza unica al consumatore.

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