Come la tecnologia vive di sharing economy, e viceversa

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Nel corso degli ultimi dieci anni abbiamo assistito ad un processo di rapida crescita della Sharing Economy. “Industria della condivisione” che ha reso possibile la trasformazione della capacità delle persone di mettere a disposizione il proprio tempo – servizi – e le proprie skill in veri e propri modelli di business di nuova generazione. Ma la Sharing Economy non sarebbe mai potuta esistere, così come la vediamo oggi, senza il supporto di alcune, recenti, tecnologie. La condivisione di prodotti, idee, beni e servizi “vive” grazie alla tecnologia che mette in connessione e rende possibile lo sviluppo delle piattaforme digitali.  

La tecnologia avvicina le persone ai servizi e beni accessibili – e condivisibili – attraverso la Sharing Economy. Alcuni gesti sono oramai divenuti delle abitudini con cui abbiamo a che fare ogni giorno: riservare una camera di albergo su booking.com o prenotare un piccolo appartamento nella prossima località in cui andremo – nel mondo – attraverso Airbnb. Affittare un “passaggio” su Uber e verificare il livello di qualità di un ristorante su Tripadvisor. Tutto questo è possibile grazie alla tecnologia.

 

 

 

Ma come si manifesta la tecnologia all’interno della Sharing Economy?

 

Cambia le abitudini rivoluzionando la quotidianità  

La tecnologia ha il potere di essere disruptive, riesce a cambiare, radicalmente, la maniera tradizionale di fare business, che in alcuni casi ci portiamo avanti da secoli. Basti pensare al settore automotive e come le “auto che si guidano da sole”, o self-driving-car stanno per cambiare la maniera che abbiamo, da più di un secolo, di guidare le automobili. Persino Apple sta lavorando, con il suo “Project Titan”, ad auto senza pilota per giungere realizzare nel prossimo futuro la “Apple Car”. Automobili connesse che si scambiano informazioni e condividono strade e percorsi.

 

Sta costringendo molte imprese a rivedere la propria policy sui brevetti

Il modo classico di fare business, per molte imprese, segue il seguente pattern: sviluppare un’idea, brevettarla, proteggere il suo utilizzo e impedire che venga copiata da altri. Questo paradigma è in fase però di profonda mutazione. Molte imprese – grazie alla filosofia della Sharing Economy – hanno deciso di rendere i loro processi di sviluppo, per quello che riguarda i prodotti e servizi, più aperti. Questo di solito non significa mettere a nudo i propri asset aziendali ma piuttosto “invitare” altri professionisti a contribuire positivamente ai processi di ricerca e sviluppo dei propri prodotti e servizi.

 

La tecnologia aiuta a crescere e diventare grandi

Gli anni trascorsi sono pochi, dalla nascita di grandi piattaforme che hanno utilizzato il concetto di Sharing Economy all’interno dei loro modelli di business. Ma “corporation” come Uber e Airbnb sono già diventate grandi, almeno in termini economici e di profitto, superando grandemente altri business che operano nei medesimi due settori: trasporti e ospitalità. Lo hanno fatto in poco tempo e grazie alla possibilità di poter usufruire di sistemi tecnologici peer-to-peer e di un generale miglioramento dell’accesso al web. Oltre alla miglioramento tecnologico e la maggiore diffusione di smartphone che hanno reso possibile l’accesso alla piattaforma, e l’utilizzo di specifiche funzionalità, anche in mobilità.

 

La reputazione della reputazione

Nella Sharing Economy la reputazione – di una persona o di un brand – si trova, letteralmente, spostata in prima linea. La tecnologia ha reso molto semplice poter fare delle recensioni direttamente online e sulla piattaforma dove un utente ha acquistato un prodotto o beneficiato di un servizio, che la stessa piattaforma offre. Su Uber è possibile “dare un voto” al driver, su Tripadvisor ci è consentito valutare il ristorante dove abbiamo appena mangiato e su Airbnb condividiamo il livello di soddisfazione – o meno – del nostro soggiorno o pernottamento. E la recensione non è mai fine a se stessa, aiuta gli altri a scegliere, aiuta il provider del servizio a migliorare: una situazione win-win.  

 

Cambia il modo in cui lavoriamo

La Sharing Economy sta modificando, profondamente, il modo di lavorare delle persone. Il modello di lavoro da lunedì a venerdì, dalle 9 alle 17, in ufficio o sul posto di lavoro sta lasciando il posto ad un sistema di lavorare molto più flessibile e dinamico. Lo smart working non è più solamente un piano ipotetico di evoluzione del rapporto tra lavoratore e azienda. Ma è una modalità che sempre più imprese adottano nel rapporto di collaborazione con i loro dipendenti, questi lavorano da casa, o da un coworking, alcuni giorni della settimana. Risultati, se ben organizzato e implementato, lo smart working rende i dipendenti più produttivi – e felici – facendo risparmiare risorse alle aziende.

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