Lavoro, cresce il numero degli smart workers in Italia

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Sono più di 570mila gli italiani che lavorano in modalità smart working, con un aumento del 20% rispetto al 2018. Lavoratori dipendenti che possono godere di autonomia e flessibilità per quanto riguarda sia l’orario sia il luogo di lavoro. Questo l’identikit dello smart worker. Secondo i dati contenuti in una ricerca dell’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano, lo smart working non sarebbe più ormai solamente una moda passeggera che modifica le abitudini di lavoro ma è divenuto “…un cambiamento che risponde alle esigenze delle persone, delle organizzazioni e della società nel suo complesso, e come tale è un fenomeno inarrestabile.”

Ma cosa si intende quando si parla di smart working? Secondo quanto riportato nel sito web del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali alla sezione Smart Working “Il lavoro agile (o smart working) è una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato caratterizzato dall’assenza di vincoli orari o spaziali e un’organizzazione per fasi, cicli e obiettivi, stabilita mediante accordo tra dipendente e datore di lavoro; una modalità che aiuta il lavoratore a conciliare i tempi di vita e lavoro e, al contempo, favorire la crescita della sua produttività.”

E, sempre sul sito del Ministero, viene specificato che “La definizione di smart working, contenuta nella Legge n. 81/2017, pone l’accento sulla flessibilità organizzativa, sulla volontarietà delle parti che sottoscrivono l’accordo individuale e sull’utilizzo di strumentazioni che consentano di lavorare da remoto (come ad esempio: pc portatili, tablet e smartphone).”

Lo smart working o, come si direbbe in italiano: lavoro intelligente, rappresenta una nuova modalità in grado di ridefinire sia i rapporti tra imprese e dipendenti sia di portare numerosi vantaggi per entrambe le parti in gioco. Dal risparmio sui costi di affitto che le aziende devono sostenere – meno lavoratori in sede ogni giorno significa minori costi per l’affitto degli uffici, che saranno più piccoli – e sulla produttività, un lavoratore più soddisfatto sarà un lavoratore più produttivo. Sulla carta, e in parte sui fatti, lo smart working sembra essere una condizione win-win per lavoratori e imprese.

 

 

Per quanto riguarda i numeri del fenomeno, se entriamo nel dettaglio della ricerca del Politecnico di Milano, vediamo che nell’anno in corso la percentuale di grandi imprese le quali hanno iniziato progetti di Smart Working al proprio interno è pari al 58%, e fa segnare un lieve aumento rispetto al 56% del 2018. A questa cifra si devono inoltre aggiungere anche un 7% di imprese che ha già attivato iniziative informali e un 5% che prevede di farlo nei prossimi dodici mesi.

Se ci spostiamo tra le piccole e medie imprese, anche qui si nota un incremento della diffusione dello Smart Working, nello specifico si passa dall’8% di progetti strutturati dello scorso anno al 12% attuale, quelli informali dal 16% al 18%. Dall’Osservatorio fanno però notare che, tra le PMI, si registra anche un incremento della percentuale di imprese disinteressate al tema, che passano dal 38% del 2018 al 51% del 2019.
Bene invece la Pubblica Amministrazione, è in questo settore che viene registrata la crescita più significativa. Qui, nel corso dell’ultimo anno, i progetti strutturati di smart working sono praticamente raddoppiati, passando dall’8% al 16%. Un contesto, quello delle PA, in cui il 7% di loro ha attivato iniziative informali (l’1% del 2018), il 6% le avvierà nei prossimi dodici mesi. A guidare questo processo di trasformazione ci sono le PA di più grandi dimensioni, che nel 42% dei casi hanno già introdotto iniziative strutturate e nel 7% hanno attivato iniziative informali. Nonostante lo scenario incoraggiante, la ricerca della School of Management, individua un evidente ritardo, dove quasi 4 PA su 10 non hanno in cantiere progetti di Smart Working e sono incerte (31%) o addirittura disinteressate (7%) rispetto a una sua introduzione.

Gli smart worker sono mediamente più felici dei loro colleghi, dai risultati della ricerca emerge infatti che questi hanno un livello maggiore di soddisfazione per soddisfazione del proprio lavoro (76% rispetto al 55% degli altri lavoratori), più orgogliosi dei risultati dell’organizzazione in cui lavorano (71% rispetto al 62%) e desiderano restare più a lungo in azienda (71% rispetto al 56%).

Lo smart working rappresenta sicuramente una grande opportunità per imprese e lavoratori. Le prima possono avviare processi di alleggerimento delle proprie strutture e ottimizzazione dei processi, con relativa riduzione di molti costi fissi. I secondi hanno la possibilità di veder aumentare i propri livelli di soddisfazione e integrare nuove dinamiche di gestione di tempi di lavoro e spostamenti. Di fatto serve anche l’apertura, di entrambi, nei confronti dell’utilizzo e dell’adozione di tool e strumenti digitali e tecnologici in grado di permettere lo svolgimento delle mansioni “da casa”.

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