Le imprese italiane e il lavoro per l’Industria 4.0

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L’Industria 4.0 sta portando una grande ventata di rinnovamento per le imprese italiane, anche a fronte del successo derivato dal Piano Industria 4.0 voluto dal precedente governo. Una delle tematiche che rimangono però centrali è quella relativa al tema del lavoro, in cui le nuove sfide sono: contratti, sindacati e la formazione dei giovani.

Per molti degli addetti al settore il tema del lavoro per l’Industria 4.0 è centrale all’interno di un dibattito che si posiziona tra “innovazione e tradizione”, dove il mondo del lavoro 4.0 procede ad un passo molto più spedito di quello delle istituzioni. Come se questo difficile dialogo, spesso tra sordi, non bastasse esso si svolge in un contesto in cui sono in essere contratti, anche collettivi, fermi alla prima parte della seconda metà del secolo scorso.

Il Piano Industria 4.0 che si è posto, sin da subito, l’obiettivo di guidare il sistema produttivo italiano attraverso il delicato processo della trasformazione digitale, si trova a dover affrontare in maniera approfondita la questione del lavoro.

All’interno del Piano Industria 4.0 viene affrontata la questione del lavoro, ma con un registro un po’ “antico”. Viene preferito il sostegno all’impresa e non al lavoro in maniera specifica e verticale, che si traducono in aiuti quali: il credito d’imposta sulla parte ricerca e sviluppo e gli incentivi al salario di produttività e forse, la parte più interessante, rimane quella dedicata al nuovo capitolo sulla formazione. In questo senso risulterebbe strategico investire sul legame, ma soprattutto sul collegamento, tra mondo del lavoro e scuola un po’ a tutti i livelli: dagli Istituti Tecnici Superiori alle Università per facilitare i processi di inserimento lavorativo.

 

 

Formazione
Sempre all’interno del contesto relativo alla formazione, si sta delineando la proposta del Bonus formazione Industria 4.0, un nuovo dossier sul quale il Ministero dello Sviluppo Economico è al lavoro. L’ultima legge di Bilancio aveva previsto infatti un credito d’imposta del 40%, utilizzabile sino ad una soglia massima di 300mila euro per ciascun beneficiario. Tale credito è stato reso utilizzabile per tutte le spese di formazione del personale dipendente nel settore delle tecnologie previste dal Piano Nazionale Impresa 4.0.

Una manovra, questa, per la quale sono stati stanziati 250 milioni per l’anno 2019. L’accesso al credito d’imposta è previsto per le spese in attività di formazione che permettono l’acquisizione di competenze specifiche in ambiti come: big data e analisi dei dati, cloud e fog computing, cybersecurity, sistemi cyber-fisici, prototipazione rapida, sistemi di visualizzazione e realtà aumentata, robotica avanzata e collaborativa, interfaccia uomo macchina, manifattura additiva, internet delle cose e delle macchine e integrazione digitale dei processi aziendali.

Costo e partecipazione del lavoro
Le misure che sono state introdotte sino ad oggi dal Piano Industria 4.0 si sono concentrate principalmente sulla riduzione del costo delle imposte sull’impresa, ma non sul costo del lavoro. Ma ad aiutare, in questo ambito, potrebbe arrivare la recente firma del Patto per la Fabbrica: un documento sottoscritto dal Presidente di Confindustria Vincenzo Boccia e dai tre segretari dei sindacati confederali: Susanna Camusso (CGIL), Carmelo Barbagallo (UIL) e Annamaria Furlan (CISL) e che individua tre obiettivi principali:

1) Incrementare la competitività delle imprese nel quadro di una crescita sostenibile.
2) Favorire un mercato del lavoro più dinamico ed equilibrato.
3) Rafforzare il collegamento tra produttività del lavoro e retribuzioni.

Soprattutto quest’ultimo punto orienterebbe le intese aziendali verso il salario di produttività, dove i trattamenti economici sarebbero legati alle perfomance di produttività, efficienza e qualità. Una condizione in grado di favorire anche nuove modalità di partecipazione dei lavoratori.

In sostanza, gli assi su cui investire per far si che il lavoro divenga elemento di spinta a sostegno della crescita del settore dell’Industria 4.0 in Italia c’è bisogno di investimenti su ambiti come la formazione – integrazione scuola, Università e inserimento al lavoro -, il costo del lavoro e politiche per una maggiore partecipazione dei lavoratori ai processi aziendali: un vero e proprio Lavoro 4.0.

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