Mercato del lavoro in Italia, la difficoltà che le aziende hanno nel trovare personale qualificato

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Lo scenario economico globale non è dei migliori. Tra le ricadute economiche ancora difficili da quantificare del coronavirus e altre ghigliottine economiche, come il continuo proclamo di dazi da parte di una delle economie più importanti del pianeta e mercato privilegiato di sbocco di tante aziende italiane. Il futuro potrebbe sembrare, oggi, più che mai incerto. A rendere più complicato questo sistema si inserisce anche la difficoltà, che molte imprese italiane hanno, nel reperire personale qualificato.

Dimenticate tutte le volte che vi hanno detto che siete troppo qualificati per quella posizione, in Italia c’è carenza di determinate figure professionali, soprattutto di quelle con un alto grado di specializzazione. Secondo uno studio effettuato dall’Ufficio studi della CGIA di Mestre – sui risultati emersi dall’indagine condotta sulle entrate programmate dagli imprenditori a gennaio 2020 dall’Unioncamere-ANPAL, Sistema informativo Excelsior – risulta che il 32,8 per cento delle assunzioni previste sono di difficile reperimento a causa dell’impreparazione dei candidati o, addirittura, per la mancanza degli stessi.

Dati alla mano, su un numero di poco inferiore alle 500mila assunzioni previste per il mese di gennaio di quest’anno, quasi il 33% degli imprenditori intervistati ha affermato che probabilmente troverà grandi difficoltà a ricoprire gli oltre 151mila posti di lavoro vacanti.

 

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Secondo Paolo Zabeo, coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA di Mestre, quello a cui stiamo assistendo è che “L’offerta di lavoro si sta polarizzando, da un lato gli imprenditori cercano sempre più personale altamente qualificato, dall’altro figure caratterizzate da bassi livelli di competenze e specializzazione. Se per i primi le difficoltà di reperimento sono strutturali a causa anche dello scollamento che in alcune aree del Paese si è creato tra la scuola e il mondo del lavoro, i secondi, invece, sono profili che spesso i nostri giovani rifiutano e solo in parte vengono coperti dagli stranieri.”

Se analizziamo il problema da un punto di vista geografico ci si accorge che le situazioni più problematiche si hanno nel Nordest. In provincia di Gorizia il personale di difficile reperimento incide per il 48,1% sul numero delle assunzioni previste. Numeri che sono, rispettivamente, a Trieste il 45,5%, a Vicenza il 44,6, a Pordenone il 44,2, a Reggio Emilia il 42,7, a Treviso il 42,3 e a Piacenza il 40,5.

Per quanto riguarda invece la tipologia di figure professionali carenti, i profili richiesti che non si riescono a trovare, ci sono i tecnici informatici, gli addetti alla vendita e gli esperti in marketing, i progettisti, gli ingegneri, i cuochi, i camerieri, gli operai metalmeccanici ed elettromeccanici.

Al Sud le difficoltà che le aziende incontrano nel reperire le figure professionali di cui hanno bisogno sono inferiori a quelle riscontrate al Centro-Nord. Ma anche qui le percentuali sono significative con una percentuale media di difficile reperimento pari al 27,5%. Tra le professioni difficili da reperire in molte aree del Sud (Bari, Catania, Caserta, Foggia, Lecce, Messina, Napoli, Palermo e Salerno), le imprese faticano a trovare sul mercato cuochi, camerieri, altre professioni dei servizi turistici e conduttori di mezzi di trasporto, ovvero gli autotrasportatori.

Una delle cause che hanno portato a questa condizione è ascrivibile al fatto che in Italia ci sono molti laureati in materie umanistiche o sociali, difficilmente spendibili nel mercato del lavoro. Allo stesso tempo c’è un numero insufficiente di laureati in materie scientifiche (matematica, fisica, chimica, etc.) che, invece, sono ricercatissimi, soprattutto dalle medie e grandi imprese italiane.

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